Oro dal Togo, impresa svizzera sotto accusa
giovedì 17 settembre 2015 ore 8:22

Almeno sei tonnellate d’oro l’anno vengono contrabbandate dal Burkina Faso al Togo - paese dove le tasse sull’esportazione sono dieci volte inferiori - a vantaggio di un’azienda svizzera, che risparmierebbe così circa 6 milioni di euro. Un quarto cioè, degli aiuti allo sviluppo che le autorità svizzere destinano complessivamente allo stato burkinabé. A lanciare l’accusa è l’organizzazione non governativa ‘Dichiarazione di Berna’, in un rapporto appena diffuso.
Nel ‘commercio triangolare’ illecito dell’oro sarebbero coinvolte, oltre alla svizzera Valcambi (una delle più importanti raffinerie del paese europeo) anche una società intermediaria del Burkina Faso, la Somiko, e una sussidiaria del gruppo Ammar (di proprietà dell'omonima famiglia libanese), che fungerebbe da compratore a Lomé. Sospettati di connivenza anche funzionari del precedente governo di Ouagadougou, quello guidato da Blaise Compaoré, a cui l’amministratore delegato di Somiko, Adama Kindo, era considerato vicino.
Dopo il ‘boom dell’oro’ degli anni 2000 in Burkina Faso, con l’inizio dello sfruttamento delle miniere, ricorda il rapporto della ‘Dichiarazione di Berna’, nel paese si contano circa 1,2 milioni di minatori che lavorano su piccola scala. Tra il 30% e il 50% sono bambini. Nonostante tra 2005 e 2014 abbia esportato tra le 6 e le 15 tonnellate d’oro l’anno, invece, il Togo non risulta paese produttore del prezioso metallo. [DM]